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La sala della Devoluzione

La sala, caratterizzata da un soffitto dipinto a grottesche che ingloba quattro scene a soggetto storico, è detta anche “Sala Rossa” per sottolineare la presenza di un fregio a greche sormontato da una zoccolatura che conferisce armonia e continuità al soffitto.

Si trova nell'ala rinnovata ai primi del Cinquecento da Alfonso I d’Este per la moglie Lucrezia Borgia, dove successivamente, verso la fine del secolo, Alfonso II collocò una parte dei suoi offici di governo, in particolare le sale per le udienze. Le decorazioni vennero eseguite attorno al 1830, nell'ottica di una rinnovata dignità attinente ai tempi della politica della Restaurazione e in concomitanza con alcuni lavori di restauro al Castello.

La sede legatizia, committente delle opere, impose un soggetto dal forte carattere antiestense, scegliendo di far rappresentare quattro episodi che si riferiscono al tema della devoluzione in quel fatidico 1598, anno in cui l’ultimo duca estense dovette abbandonare la città.
Autore delle scene dal tono narrativo-romantico è il pittore Francesco Saraceni (1797-1871) che lavorò spesso accanto a Francesco Migliari (1795-1851), mano tra le più felici dell’Ottocento ferrarese, sia nelle decorazioni del Castello, sia in quelle eseguite per altri palazzi ferraresi, tra cui il Teatro Comunale, e per numerose chiese cittadine.
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