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La sala dei Comuni

Per circa ottant’anni in questa sala si sono tenute le riunioni del Consiglio della Provincia di Ferrara, proprietaria del Castello Estense dal 1874.

Ogni traccia dell’età estense - quando era detta “Sala della Credenza”, forse adibita a pranzi ducali prima e a sede delle collezioni poi - è andata perduta.

Nel 1919, finita la prima Guerra Mondiale, si realizzava un ambizioso lavoro a seguito di un discorso progettuale intrapreso fin dal 1916: la ristrutturazione, dalla decorazione agli arredi, all’illuminazione, della Sala del Consiglio, sino a quel momento tenuto nel Salone dei Giochi.
Eliminate le decorazioni di gusto neo-barocco realizzate appena qualche decennio prima, lo stile doveva essere “moderno”, slanciato verso il futuro.
Per interpretare l’obiettivo stilistico arrivarono a Ferrara il piemontese Giovanni Battista Gianotti (1873-1928) e il cesenate Ettore Zaccari (1877-1922): il primo, ideatore dell’insieme, titolare di “Officine d’arte” con sedi a Milano e a Buenos Aires, valente frescante, originale ceramista, progettista di vetrate, mosaici, mobili; il secondo valido ebanista proiettato sul nuovo fronte del “design”. Con loro arrivarono due maestri nella lavorazione del ferro battuto: Carlo Rizzarda e il socio Benotti.
L’opera non smentisce la fama degli artisti: in questa sala si riscontra un eccellente saggio degli sviluppi del liberty in art déco, che si legge nell’ornato orientaleggiante dipinto sulla superficie delle volte, nelle specchiature a mosaico di ceramica che raffigurano gli stemmi dei Comuni della provincia, nel pannello con il motivo a papaveri ondeggianti nel grano che circonda lo stemma della Provincia sopra la cattedra del presidente. Lo stesso motivo ritorna in una delle cornici intagliate dei sei portali, mentre nelle altre troviamo anguille tra onde e alghe, scoiattoli su rami fioriti, rondini nella vigna, beccacce in valle, libellule e farfalle tra le spighe.
Un tempo nelle quattro lesene erano appliques in ferro battuto di cui restano gli attacchi, poi sostituite da fonti di luce più moderne.
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