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Monumenti e documenti: l'ascesa della dinastia.

Gli Este erano Signori di Ferrara sin dal 1264, quando il Comune ferrarese aveva eletto Obizzo II Dominus generalis in perpetuo della città e del suo contado.

Era la prima volta che un provvedimento del genere veniva preso in Italia: atto intrinsecamente eversivo (il “popolo” cittadino si arrogava così il diritto di darsi autonomamente un sovrano), l’elezione “popolare” fu il primo fondamento del predominio estense in città. 
Proprio perché inedito, tuttavia, al titolo signorile non corrispondeva un grande prestigio nella gerarchia delle dignità: già dai primi del Trecento, quindi, la Casa d’Este cercò di fondare la propria signoria de facto su basi più sicure, facendosi investire del vicariato apostolico su Ferrara (e di quello imperiale su Modena, di cui i marchesi si erano analogamente insignoriti nel 1330). Così, il potere estense si fondava su una duplice base: l’elezione popolare, dal basso, da parte del Comune cittadino, e l’investitura vicariale, dall’alto, da parte delle autorità universali: in questa duplicità, se non ambiguità, dei suoi titoli di legittimazione risiedette per tutto il Medioevo uno dei punti di forza della dinastia. 
Fu solo nel Cinquecento, con il consolidarsi del potere temporale dei papi sullo Stato della Chiesa, che la dipendenza estense dall’alta sovranità pontificia - sino ad allora solo formale - si tramutò in un fattore di debolezza, che alla lunga avrebbe portato alla perdita della città, nel 1598.

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