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Il cantiere del castello

Il marchese acquistò i terreni che dividevano il suo palazzo di famiglia dalle mura nord della città, ossia tra la Rocca e la Porta del Leone, ove insisteva il piccolo quartiere di San Giuliano, raccolto attorno ad una chiesetta al santo dedicata.

 

Il piccolo borgo venne letteralmente raso al suolo e si diede il via al grandioso cantiere.

La chiesa di San Giuliano verrà ricostruita non lontano, ove si trova tuttora, vent’anni dopo la sua distruzione.

Bartolino da Novara già famoso progettista e costruttore di chiese e fortificazioni, disegnò il Castello di San Michele a partire da quel recente, probabilmente già da lui stesso ideato, nucleo difensivo della Rocca del Leone. Per avere un’idea del progetto del Castello di San Michele che Bartolino da Novara realizzò in quegli anni, si può far riferimento all’attuale aspetto architettonico (pur se le dimensioni sono assai più ridotte), del castello di San Giorgio a Mantova disegnato dallo stesso Bartolino dieci anni dopo per Francesco Gonzaga.

Lo schema progettuale fu quello di aggiungere alla prima torre-rocca, comunemente ormai denominata la torre dei Leoni, altre tre torri disposte a quadrilatero, la torre di Santa Caterina, la torre di San Paolo e la torre Marchesana, di uguale mole ed altezza, suddivise in tre piani. Tra una torre e l’altra poi, furono realizzati ampi corpi di fabbrica di due piani atti a costituire una vera e propria fortezza, aperta internamente attorno ad un grande cortile, alta ed articolata e dall’aspetto inespugnabile per quel tempo. Un alto zoccolo rastremato giunge sino al marcapiano del piano terra, segnato da un cordolo in pietra con agli estremi scudetti decorati dalle insegne della famiglia estense. Come sulla piccola rocca, gli spalti del secondo piano dei corpi di fabbrica e quelli del terzo piano delle torri erano difesi da merlature sporgenti su beccatelli secondo le più tradizionali formule dell’architettura bellica dell’epoca. Gli scantinati furono realizzati con basse volte a botte che riunivano le sale interrate delle torri. Su questa massiccia e potente struttura, ancora più elemento di fondazione che di elevazione, poggia tutta la grande massa costruttiva del castello.

Il piano terra, rialzato rispetto al cortile, fu composto da una sequenza di sale con copertura in volta a crociera. Il primo piano era prevalentemente formato da ampie gallerie che univano le torri anch’esse con copertura a volta a crociera. Gli spalti del secondo piano erano verosimilmente riparati da coperture in legno e coppi. I collegamenti verticali erano assicurati da scale a chiocciola racchiuse nello spessore delle grosse mura esterne. Le aperture erano feritoie di difesa nell’interrato ed al primo piano sugli avancorpi e sui rivellini, per il resto vi erano piccole finestre che illuminavano le grandi sale del piano terra e del primo piano.

Tutta la fortezza venne circondata da un ampio fossato.

Gli accessi erano difesi da avancorpi affiancati alle torri: da questi un primo ponte levatoio raggiungeva i rivellini, piccole torri di appoggio realizzate nel fossato, a loro volta collegati alla riva esterna del fossato da altri ponti.

Per la sicurezza della famiglia estense la loro residenza di piazza fu collegata al Castello di San Michele attraverso un ponte che si dipartiva dal primo piano del palazzo per giungere, dopo aver attraversato sopraelevato lo spiazzo di terreno ed il fossato che dividevano i due edifici, direttamente nel cortile della fortezza.

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