L'EVOLUZIONE
DALLA ROCCA AL CASTELLO DI S.MICHELE
L'architetto Bartolino da Novara progettò il maniero partendo dalla preesistente Rocca dei Leoni e la unì a tre nuove torri. Esse vennero disposte a quadrilatero e unite tra di loro da corpi di fabbrica più bassi che racchiudevano un cortile interno. Il castello fu coronato di merli su beccatelli e coperto di spioventi in coppi, come racconta Jacopo da Marano. La costruzione venne dedicata a san Michele, l’arcangelo che cacciò i ribelli dal paradiso, ed i lavori iniziarono il 29 settembre 1385.
Bartolino realizzò quattro accessi al Castello, uno per ogni lato, racchiusi in tozzi avancorpi accostati alle torri alti come i corpi di fabbrica e collegati all’esterno ed alla cinta muraria con ponti levatoi e rivellini. Quando i lavori arrivarono al primo cordolo della zoccolatura di base, i cittadini videro le artiglierie estensi puntate anche contro la città.
La Torre dei Leoni rispetto al resto della fabbrica conservò il suo carattere di elemento difensivo preminente, la sua mole rimase emergente nella potente massa architettonica del Castello e continuò ad essere circondata da un proprio fossato.
La base del Castello fu realizzata con una zoccolatura strombata che partiva dalle profonde fondamenta, poste oltre cinque metri sotto il livello dell’acqua del fossato, ed arrivava al piano terra incorniciata da un cordolo in pietra a torciglione. Il cordolo, alcuni bassorilievi delle torri e semplici dipinti sulle pareti intonacate, nastri o partizioni architettoniche, immagini votive sotto gli archetti dei beccatelli, erano gli unici elementi decorativi di questa macchina militare della fine del XIV secolo.
Le finestre del nuovo edificio erano molto piccole, a bifora, e nei piani bassi si aprivano strette feritoie che garantivano la difesa militare.
La fortezza non servì mai per fronteggiare nemici provenienti dall'esterno.
Un idea di come si presentava il Castello di San Michele prima dell'epoca ducale, può venire dal Castello di S. Giorgio a Mantova, realizzato dallo stesso Bartolino dieci anni dopo, nel 1395.
Per circa settant'anni l'aspetto dell'edificio rimase immutato così come la sua funzione strettamente militare, sede delle milizie estensi e di umide e tetre prigioni: "solitario, chiuso in se stesso, massiccio e compatto come una rupe, tutto spigoli e sproni a sghembo, con tagli netti decisi e frequenti con i propugnacoli e i contrafforti detti rivellini".
