il palazzo di corte

Il primo di settembre del 1476 il Duca Ercole I d’Este non era in città.

Suo nipote Nicolò, figlio di Leonello, approfittando dell’assenza invase con un nutrito gruppo di armati Ferrara e si impossessò della piazza sotto le insegne della “vela” eretta contro le insegne dello zio, il “diamante”.

La duchessa Eleonora d’Aragona, energica coadiutrice del marito nel governo della città durante le sue lunghe e frequenti assenze, fuggì con i figli dall’appartamento di palazzo verso il sicuro Castello di San Michele. Per far questo attraversò il ponte da pochi anni trasformato in una vera e solida galleria riparata allo sguardo ed alle intemperie denominata da allora via Coperta.

I Ferraresi non aiutarono gli invasori che vennero respinti, catturati e giustiziati. Lo stesso Nicolò, tre giorni dopo, ebbe la testa tagliata nella torre di Santa Caterina.

L’episodio fu assai significativo dato che contribuì certamente in modo determinante nell’intenzione dei Duchi di spostare definitivamente la loro residenza tra le sicure mura del maniero.

Da quel momento la fortezza iniziò lentamente a trasformarsi in una residenza degna di ospitare gli appartamenti dei duchi e delle duchesse attraverso un lungo e continuo lavoro, affidato dapprima all’ingegnere di corte Pietro Benvenuti degli Ordini. Esso ampliò e trasformò intere ali della fortezza ed inserì degli alloggi.

Abbellimenti decorativi erano iniziati ad apparire già con Borso.

Il Castello incominciò in quegli anni a mostrare opere di decorazione soprattutto in esterno tra le torri Marchesana e dei Leoni, verso la via che dalla porta del Leone portava alla piazza del Mercato.

IL CASTELLO DI ERCOLE I

Con Ercole ed Eleonora si operano molte nuove decorazioni, sia in esterno che in interno, ma soprattutto si realizzano importanti ampliamenti e trasformazioni lungo la direttrice che dal vecchio palazzo giunge alle sale vicine alla torre dei Leoni.

Ovviamente si tentò di trasformare le severe sale della fortezza in accoglienti appartamenti e di creare un’area al piano primo, (Piano Nobile), in continuità con il palazzo senza interferenze col piano terra, quello del Cortile, ove restavano concentrate ancora importanti funzioni prettamente difensive della nuova residenza ducale arroccata.

Cresce e si amplia la via Coperta, nuovo appartamento del Duca, ampiamente decorata in esterno con affreschi, statue e finte architetture.

Raddoppiò l’ala est di Castello, venne trasformato contemporaneamente il cortile con il nuovo loggiato e, forse proprio in questo momento, dal cortile che diviene Cortile d’Onore, vennero spostate, nelle grandi corti che circondano il Castello, le scuderie e le molte officine di servizio. Queste erano ricoverate sotto un primitivo loggiato, disposto sui quattro lati della corte del Castello, sorretto da grossi pilastri quadrati.

Nel 1483 al duca Ercole si affianca l’opera di Biagio Rossetti, nuovo Architetto di Corte, ed i due dettero vita ad un momento magico per la storia architettonica ed urbanistica della città che vide in pochi anni più che raddoppiata la cinta muraria, vennero creati molteplici cantieri per vie, piazze, palazzi, chiese e conventi.

Gli effetti si sentirono anche nel Castello che venne a trovarsi al centro della città, questa centralità urbana è assai rara ancora oggi per i Castelli che la storia ha conservato.

Solitamente questi sono rimasti appartati nel tessuto urbano ed, ove possibile, arroccati, comunque ancora evidentemente pronti alla loro funzione originale di difendere il borgo o la città in un impatto diretto con un potenziale nemico.

Il Castello di Ferrara con la sua perfetta centralità urbana, pur rimanendo evidentemente un edificio protettivo, diviene anche una austera presenza generatrice che si irradia sulla città attraverso scorci che portano al Castello non più solo dominando il panorama della campagna circostante, ma comparendo a sfondo ed a scorcio nelle tante vie che dalle porte vecchie e nuove portano al centro.

I lavori di abbellimento in quel momento si concentrano sull’appartamento di Eleonora che si trova attorno alla torre Marchesana verso la torre dei Leoni, e proprio il Rossetti, in tale parte del Castello, avviò tra l’altro la costruzione del giardino degli Aranci e la realizzazione delle nuove Cucine Ducali.

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IL CASTELLO DI ALFONSO I

Morto Ercole nel 1505 gli succedette il figlio Alfonso I che proseguì l’opera di ristrutturazione del castello-palazzo intrapresa dal padre e supportata dall’architetto di corte Biagio Rossetti.

Oltre a rimodernare l’appartamento della duchessa, appartenuto ad Eleonora, per le di lui mogli, Anna Sforza prima e Lucrezia Borgia poi. Il Duca fece accomodare altre ali e sale del Castello perché si realizzassero tra l’altro un’Armeria (vari ambienti per il ricovero di armi e munizioni) grande passione del Duca esperto progettista e fonditore di cannoni, una Spezieria ed una Oreficeria.

Alfonso portò a completamento le grandi Cucine Ducali, realizzate sulle fondamenta della distrutta Porta del Leone e del rivellino est sotto il Giardino degli Aranci, e soprattutto, rimodernò ed ampliò per se l’appartamento-studio che fu del padre, sulla via Coperta. Si venne a realizzare quel piccolo ma prezioso quartiere residenziale, formato da una sequenza di stanze, denominato i Camerini Dorati o di Alabastro ove si vennero a riversare una importantissima raccolta della capacità artistica dell’epoca.

Un vero e proprio programma decorativo al quale furono chiamati a collaborare i più grandi artisti del tempo, ferraresi e non,come ad esempio Tiziano, i fratelli Dossi, Antonio Lombardi, Raffaello Sanzio, Giovanni Bellini, ed altri. 

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IL CASTELLO DI ERCOLE II

Ercole II, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia, seppe, con raffinatezza e sensibilità, proseguire l’opera di abbellimento del Castello già fortemente caratterizzato dal padre.

Per lui vennero decorate con dipinti ed affreschi diverse sale, sia a completamento dei cicli decorativi impostati da Alfonso, sia per sua originale iniziativa. Autori principali delle opere furono Tommaso da Carpi, Battista Dossi, Tommaso da Treviso, il Garofalo, Camillo Filippi e Girolamo da Carpi.

In particolare Ercole II prestò attenzione a settori dell’edificio dedicati ad un nuovo alto rango residenziale e di rappresentanza, le sale dell’ala sud, in particolare il salone del Governo e l’appartamento della torre di Santa Caterina, oggetto di un ciclo decorativo imperniato sulla così detta Camera della Pazienza con eccellenti opere di Camillo Filippi e Girolamo da Carpi.

Un grave incendio nel 1554 fece molti danni alle strutture alte del Castello coinvolgendo oltre metà di questo, dalla torre Marchesana sino alla torre dei Leoni e quella di Santa Caterina. L’evento indusse il Duca ed il suo architetto di corte ad intervenire non solo per una semplice ricostruzione dei solai e delle coperture perdute o danneggiate, anche sull’aspetto architettonico del castello. Così come ormai era consolidata la sua funzione residenziale nell’interno del piano nobile, anche nell’esterno dell’edificio si procedette ad un completo ridisegno che ne trasformò l’aspetto in una foggia che possiamo considerare assai prossima a quella che attualmente il monumento ci propone.  

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IL CASTELLO DI ALFONSO II

L’opera che rivoluzionò l’aspetto del monumento venne degnamente portata a termine, dopo l’improvvisa morte di Girolamo, da Alberto Schiatti, si occupò delle riparazioni e dei danni del disastroso terremoto che colpì Ferrara ed il suo Castello nel 1570. Nel frattempo Alfonso II divenne duca.

Sia l’incendio che il terremoto lasciarono molto da risistemare all’interno degli appartamenti del piano nobile.Il nuovo padrone di casa, figlio di Ercole e della duchessa Renata di Francia, aveva immediatamente posto mano ad un vasto lavoro di ridecorazione.

I tanti saloni, ai quali si erano aggiunti quelli del nuovo secondo piano destinato non a residenza ma prevalentemente alla sempre più complessa gestione amministrativa del territorio, vennero ampiamente rinnovati (sono noti interventi nei Camerini Dorati, nella Sala del Governo) . Ovunque i danni degli eventi calamitosi od occasioni effimere avevano richiesto recuperi più o meno importanti.

Alfonso decise di chiamare l’architetto Pirro Ligorio, che aveva dato prova di se alla famiglia lavorando in villa d’Este a Tivoli presso Roma per il Cardinale Ippolito, con l’intento di rendere la residenza estense prestigiosa agli occhi del Duca, della corte e del mondo. L’opera di arricchimento artistico si fece sistematica e qualificata secondo un preciso programma decorativo e contenutistico di alto livello.

In quell’epoca lavorarono in Castello come pittori Girolamo Bonaccioli, Ludovico Settevecchi, Leonardo da Brescia e Sebastiano Filippi detto il Bastianino.

Si acquistarono opere e sculture per l’Antiquarium ,si riorganizzarono gli appartamenti, i Camerini e le Gallerie, si affrescò l’appartamento dello Specchio, si decorò la Cappella Ducale e si decorò in veste rinascimentale il cortile.

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