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Gli Estensi

L'albero genealogico della Famiglia Estense.

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Obizzo II

 

Obizzo II d'Este
(1247c. - 1293)
Aldobrandino II Aldobrandino II
(muore nel 1326)
Obizzo III

Obizzo III (1294-1352)

Nacque il 14 luglio 1294 da Aldobrandino II e da Alda di Tobia Rangoni. Dopo aver partecipato nel 1324 alla grande lega ghibellina contro il Papa Giovanni XX Obizzo ottenne la conferma e l’investitura di tutti i possessi e di tutte le terre sottoposte al dominio estense. Nel 1334 venne chiamato a Ferrara per reggerne il governo al posto del fratello Rinaldo impegnato nell’assedio di Argenta. Dopo la morte di Rinaldo, Obizzo aveva già assunto di fatto la suprema autorità decisionale nel governo della casata Estense e dei suoi domini. Fino alla morte, avvenuta il 20 marzo 1352 a seguito di grave malattia, continuò a muoversi sulle linee che furono gli assi portanti della sua politica estera e cioè i buoni rapporti con la S.Sede, con i Visconti, con gli Scaligeri e con Bologna. Obizzo III fu uno dei principi di casa d’Este più amati dal popolo, ma anche uno dei più accorti riformatori sotto l’aspetto istituzionale. Per sua volontà infatti si effettuarono cambiamenti istituzionali destinati ad avere sviluppi di vasta portata nell’organizzazione delle future strutture politico-amministrative dello “Stato” estense. A lui si fa risalire inoltre il primo esercizio di monetazione autonoma estense. A partire dal 1346 egli battè moneta a proprio nome realizzando di fatto un controllo sulle istituzioni economiche della città.
Sposò in prime nozze Giacoma di Romeo Pepoli e in seconde nozze Lippa Ariosti.

Nicolò II Nicolò II (1338-1388)
Nato nel 1338 e detto “lo zoppo” per un’infermità derivatagli dalla gotta, succedette al fratello Aldobrandino alla morte di questo nel 1361. Cercò di consolidare la sua posizione rispetto agli altri Stati padani sia attraverso il matrimonio con la veronese Verde della Scala, sia con l’imparentamento di fratelli, sorelle e nipoti con esponenti delle famiglie Gonzaga, Da Polenta e Malatesta. Acquistò nel 1376, traendo vantaggio dalla guerra degli “Otto santi”, la città di Lugo. Si impossessò inoltre di Bagnacavallo e Cotignola assumendo quindi una posizione molto forte in Romagna. Ampliò inoltre il suo dominio in territorio veneto conquistando nel 1385 il castello di Conselice e quello di Zangonara . Malgrado tanti successi, Nicolo’ dovette affrontare all’interno della sua città pesanti traversie tra le quali inondazioni, carestie e la peste; eventi che prostrarono gli abitanti di Ferrara che, già oberati di tasse, allorché nel 1385 venne stabilito un consistente aumento della pressione fiscale, si ribellò ed il 3 maggio invase la cancelleria di corte uccidendo il responsabile della politica fiscale della città. Tale episodio portò Nicolò alla decisione di costruire un inespugnabile castello come difesa contro la furia del popolo. Il Castello di San Michele, noto poi come “Castelvecchio”, venne innalzato sotto la direzione dell’architetto Bartolino Ploti da Novara. Nicolò morì il 26 maggio 1388. Durante il suo lungo dominio trasformò Ferrara, da luogo paludoso e malsano, in città pulita con strade lastricate, mirabili edifici in pietra, fortezze e torri. Allo stesso tempo perfezionò la struttura istituzionale ed amministrativa della corte e, nel 1381, introdusse la “lira” ferrarese o ”Lira Marchesana” più che altro moneta di rappresentanza anziché vera e propria valuta di scambio.
Alberto Alberto V (1347-1393)
Morti i fratelli Aldobrandino III, Nicolò II e Ugo, dal 1370 toccò a lui assumere con pienezza di poteri il governo di Ferrara. Fu pio, indulgente e studioso e di questa sua ultima qualità lasciò traccia con la fondazione, a Ferrara, dell’Università.
Nel 1391 si recò a Roma per cercare di riconquistare la fiducia del Papa incrinatasi dopo la sua partecipazione alla lega di Giangaleazzo Visconti contro i Carraresi padovani. Papa Bonifacio IX, lieto di questo omaggio, gli accordò largamente tutti i privilegi richiesti tra cui la legittimazione del figlio Nicolò. Vennero inoltre cancellati i debiti che gli Estensi avevano con la chiesa, rinnovata la loro investitura a vicari papali e accordato il diritto di fondare a Ferrara un’università con privilegi pari a quelli accordati alle università di Bologna e Parigi. Allo “Studium” ferrarese venne concesso di istituire qualsiasi facoltà sacra e profana e la licenza di concedere lauree dottorali per mano del Vescovo. Alberto, conscio dei limiti economici e militari del suo stato di fronte allo strapotere di altri, cominciò a pensare ad una città centro della rinascenza in grado di abbagliare con il fasto e la magnificenza. Inaugurò a questo fine una politica perseguita a lungo dai suoi successori avviando una serie di opere che cambiarono il volto della città: fece pavimentare le piazze, edificare chiese e conventi ed iniziare la costruzione del palazzo detto del Paradiso, del primo piano del palazzo di Schifanoia e della delizia di Belfiore. Morì il 30 agosto del 1393.
Nicolò III

Nicolò III (1383-1441)

Nacque il 9 novembre 1383 e subentrò ad Alberto V immediatamente dopo la sua morte. Venne a trovarsi al vertice dello stato estense il cui dominio a quel tempo comprendeva oltre a Ferrara anche Modena, Adria, Comacchio, Rovigo e vari possessi in terra di Romagna. Nel 1394 sposò Gigliola, figlia quindicenne di Francesco Novello da Carrara. Il 18 ottobre 1402 Nicolò riaprì l’Ateneo ferrarese e chiamò ad insegnarvi celebri maestri tra i quali Antonio da Budrio, Giovanni da Imola e Pietro d’Ancarano. Sceso nel conflitto tra Padovani e Veneziani, con il fine di riconquistare il Polesine di Rovigo in mano alla Serenissima, ma coinvolto in una serie di sconfitte, dovette cedere definitivamente, con la pace del 25 maggio del 1405, il Polesine ed Este .
Nel 1412 favorì la nascita dello “Studium” a Parma e iniziò la costruzione della Torre del Duomo di Ferrara. Due anni dopo la morte di Gigliola sposò, nel 1418, Laura Malatesta detta Parisina anche se da lunghi anni aveva intrecciato una relazione con Stella dei Tolomei, detta dell’Assassino o dell’Asisino che gli diede quei figli destinati a scrivere le pagine più tragiche e più belle della storia della casata estense: Ugo, Leonello e Borso. Ugo, innamoratosi di Parisina, intrecciò con lei una relazione amorosa, che venne scoperta da Nicolò. I due amanti furono condannati a morte e la sentenza di decapitazione venne eseguita la notte del 21 maggio 1425 nei sotterranei del castello.
Nel 1429 sposò Ricciarda di Saluzzo da cui nacquero Ercole e Sigismondo, il primo dei quali destinato a subentrare ai fratellastri Leonello e Borso. L’intensa attività diplomatica di Nicolò fece guadagnare allo Stato Estense un ruolo di primaria importanza nel quadro politico degli Stati italiani tanto che Ferrara venne scelta quale sede del Concilio. Il 26 dicembre 1441 un male improvviso, dovuto forse alla somministrazione di un veleno, pose fine alla sua esistenza. Nicolò fu un abile e avveduto politico, capace di destreggiarsi tra gli intrighi di corte e le aspre rivalità tra gli Stati del suo tempo. Anticipando lo splendore rinascimentale della corte si interessò a varie arti e forme di artigianato quali la musica, la miniatura, l’orologeria, l’oreficeria, il ricamo e l’arazzeria. Fece arrivare ad esempio dalla Toscana i miniatori Giovanni Falconi e Jacopino da Arezzo e chiamò a Ferrara artisti quali Pisanello e Brunelleschi, intervenuto con un suo parere nella costruzione del palazzo di Belriguardo, destinato a divenire la Versailles degli Estensi. Ferrara divenne, a partire da Nicolò III, una delle capitali più prestigiose del Rinascimento italiano.

Ugo Ugo (1405 - 1425)
Meliaduse Meliaduse (1406-1452)
Leonello Leonello d'Este (1407-1450)
Succedette al padre Nicolò III alla sua morte. Principe illuminato nella politica, raffinato ed amante dell'arte, diede impulso ad un insigne circolo umanista attorniato dal maestro Guarino da Verona, da Angelo Decembrio e da Leon Battista Alberti.
Sposò nel 1435 Margherita Gonzaga e, nel 1444, Maria di Aragona.
Borso Borso d'Este (1413-1471)
Subentrò al fratello Leonello e fu uomo d'azione, buon soldato, ambizioso ed accorto statista. Nel 1471 guadagnò alla famiglia il titolo Ducale. Operò incessantemente per sostenere l'economia, soprattutto attraverso la bonificazione del territorio ferrarese in gran parte paludoso e improduttivo. Sostenne l'università e l'arte sino a promuovere la realizzazione del famoso Ciclo pittorico dei mesi nella Delizia di Schifanoia e dell'eccelsa opera miniata denominata la Bibbia di Borso.
Ercole I Ercole I, duca d'Este (1431-1505)
Figlio di Nicolò III e Ricciarda da Saluzzo si formò alla corte aragonese di Napoli, negli anni dal 1445 al 1460, dove ricevette un’adeguata educazione militare e cavalleresca. Nel 1473 sposò Eleonora di Aragona con la quale ebbe tre figli: Alfonso, la famosa Isabella e Beatrice. Un' accorta politica matrimoniale tessé importanti alleanze per la corte estense: Alfonso sposò prima Anna Sforza poi, rimasto vedovo, Lucrezia Borgia figlia di papa Alessandro VI; Isabella andò sposa a Francesco Gonzaga marchese di Mantova e Beatrice andò in moglie a Ludovico Sforza detto il Moro.
Durante il suo ducato Ercole si trovò a combattere i Veneziani (1482-1484) ponendo resistenza alla loro espansione verso sud. La guerra si concluse con la pace di Bagnolo (1484), che sancì la perdita del Polesine da parte degli Estensi.
Alla sua lungimiranza dobbiamo il grande ampliamento delle mura cittadine, la cosiddetta Addizione Erculea che, commissionata al grande architetto Biagio Rossetti, cambiò radicalmente la città. In pochi anni, durante i quali i cantieri erano incessantemente all’opera per la realizzazione di mura, palazzi, strade, piazze e conventi, la città fu raddoppiata e da un piccolo borgo medievale sorse un gioiello urbanistico rinascimentale. Il Castello, già residenza della famiglia ducale, venne a trovarsi così al centro della città, massiccio riferimento visivo in ogni angolo del tessuto urbano, e venne avviato a trasformazioni che lo portarono a fungere quasi esclusivamente da residenza di corte.
Ercole, cultore della musica sacra e polifonica, inaugurò una fase nuova della musica ferrarese mettendosi in competizione con le corti più importanti: Napoli, Milano e soprattutto il Papato per aggiudicarsi i migliori compositori e musicisti.
Accanto alla musica vivo fu il suo interesse per il teatro, introdusse infatti opere a soggetto profano con imponenti scenografie ottenendo così il consenso dei sudditi e degli uomini di cultura.
Ercole I morì nel 1505 non senza aver designato quale suo successore il figlio Alfonso.
Sigismondo Sigismondo (1433 - 1507)
Francesco Francesco (1444-?)
Isabella Isabella (1474-1539)
Figlia di Ercole I d'Este e di Eleonora d’Aragona Isabella nacque a Ferrara nel 1474. Venne educata da Battista Guarini, figlio dell'umanista Guarino Guarini,  che alla corte d'Este dirigeva festività e rappresentazioni, seguiva artisti, poetesse e letterati. Lo Studiolo e la Grotta del Palazzo Ducale di Ferrara, stanze splendidamente ornate, furono i suoi monumenti gloriosi. Per questo e altri progetti ideò gli schemi allegorici, consultandosi con i suoi consiglieri umanisti. Donna di grande intelligenza, gusto e amore per l'arte, Isabella d'Este divenne signora di Mantova sposando nel 1490 Francesco Gonzaga. Il rapporto con il marito non fu tanto sentimentale quanto diplomatico. Il suo ruolo infatti fu principalmente quello di 'consigliere' nelle decisioni politiche e cercò sempre di porre rimedio agli errori che lui commise. Il suo desiderio di governare la signoria di Mantova si realizzò nel 1509 con la cattura del marito da parte dei veneziani. Durante il suo governo Mantova visse un grande periodo di splendore. Anche nell'ambito della sua passione per l’arte Isabella si mostrò ambiziosa. Si fece dipingere dal Mantegna, che frequentò a lungo la corte dei Gonzaga, la Morte della Vergine, la Madonna della Vittoria, il Parnaso, la Cacciata dei vizi, il Trionfo di Cesare, il Cristo Morto. Inoltre, grazie alla sua abilità e alla sua conoscenza in campo artistico, riuscì ad ottenere da Papa Alessandro VI il Cupido di Prassitele e il baldacchino reale di Franca dalla sorella Beatrice. Oltre che di artisti Isabella si circondò di musicisti e attori. Rimasta vedova, si dedicò interamente alla costruzione della carriera ecclesiastica del figlio Ercole, trasferendosi a Roma dove morì nel 1539.
Beatrice Beatrice (1475-1497)
Figlia del duca di Ferrara Ercole I d'Este e di Eleonora d'Aragona, nel 1491 sposò Ludovico il Moro. Si interessò sempre poco di politica, anche dopo che il marito assunse il ducato (1495), ma nella corte milanese fu dominatrice incontrastata, tanto da oscurare Isabella d'Aragona. Brillò per i suoi vestiti, per lo sfarzo, le feste, il lusso. Grande amante delle arti, e della musica in particolar modo, incarnò l'ideale rinascimentale della principessa italiana. Piena di grazia, ma anche molto fiera, non tollerò mai le rivali in amore e fece allontanare dalla corte le amanti del marito. Quando però fallì con Lucrezia Crivelli, preferì ritirarsi a vita privata.
Alfonso I Alfonso I (1476-1534)
Succedette al padre Ercole nel 1505 e sposò in prime nozze Anna Sforza e in seconde Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI. Con lui il ducato proseguì ed ottenne un innegabile sviluppo, legato sia ad una dinamica politica che lo vide impegnato, tra l’altro, nelle guerre contro Venezia (1505) e negli scontri contro l’esercito papale di Giulio II, sia ad una crescita artistica e culturale. Egli infatti proseguì l'opera di ristrutturazione del castello-palazzo già intrapresa dal padre e sempre supportata dall'architetto di corte Biagio Rossetti. Fece rimodernare l'appartamento della duchessa, accomodare altre ali e sale del Castello, completare le grandi cucine ducali e modificò e ampliò per se' l'appartamento-studio che fu del padre, sulla via Coperta, realizzando quel piccolo ma prezioso quartiere residenziale denominato i Camerini dorati o d'alabastro, un vero e proprio programma decorativo al quale furono chiamati a collaborare i più grandi artisti del tempo ferraresi e non tra cui Tiziano, i fratelli Dossi, Antonio Lombardo, Raffaello Sanzio e Giovanni Bellini.
Giulio (1478-1561)
Giulio, il fratello più bello e scapestrato di Alfonso, e il cardinale Ippolito erano divisi da un profondo rancore. I due, inizialmente uniti e spesso complici in feste e avventure galanti, avevano iniziato a detestarsi per motivi futili. A metterli definitivamente l’uno contro l’altro era venuto l’amore che entrambi nutrivano per una stessa avvenente damigella, la bellissima Angela Borgia, cugina di Lucrezia. La giovane dette apertamente la sua preferenza a Giulio, scatenando in questo modo l’ira del vendicativo cardinale il quale tentò di farlo uccidere riuscendo però solo a ferirlo. Il rancore profondo che Giulio provò da quel momento in poi per Ippolito si unì alla ambizione che un altro fratello, Ferrante, nutriva nei confronti del trono. Fra i due, quindi, si stipulò un’intesa e furono iniziati preparativi per togliere di mezzo il duca e il cardinale. Qualcosa però trapelò e la congiura fu scoperta: emersero nomi e colpe; lo stesso Ferrante confessò. Nel settembre 1506 si tenne il processo per lesa maestà e alto tradimento, seguito dalla scontata condanna a morte ma, mentre Ferrante e Giulio stavano per salire sul patibolo venne loro comunicato che il duca li graziava e commutava la pena nel carcere a vita. Furono relegati in due celle della Torre dei leoni. Ferrante vi morì dopo lunghissima prigionia, mentre Giulio resistette fino ad essere graziato nel 1559.
Ippolito I Ippolito I d'Este (1479-1520)
Figlio terzogenito del duca Ercole I e di Eleonora d'Aragona, nacque a Ferrara nel 1479 e venne destinato fin dalla nascita alla carriera ecclesiastica. A 7 anni fu nominato arcivescovo di Strigonia in Ungheria, a 14 anni fu fatto cardinale, a 17 arcivescovo di Milano. Partecipò attivamente alla politica del cognato Ludovico il Moro, seguendolo nell’esilio successivo all’invasione francese. Nel 1505 per gelosia cercò di far accecare il fratello illegittimo Giulio, che per vendicarsi ordì insieme con Ferrante, secondogenito di Ercole I, una congiura contro il duca e il cardinale. Nel 1509 Ippolito combattè nelle guerre contro Venezia, poi difese Ferrara contro Giulio II. Nel 1510 si fece investire abusivamente abate commendatario dai monaci di Nonantola. Strinse con i francesi un’alleanza ambigua, sostenendo con loro la deposizione del pontefice, senza però chiudersi la strada per una rappacificazione con la Santa Sede. Protettore delle arti, a lui è dedicato L’Orlando Furioso. Morì nel 1520, poco più che quarantenne.
Ercole II Ercole II (1508-1559)
Il ducato passò nelle sue mani alla morte del padre Alfonso ed il suo matrimonio (1528) con Renata di Francia, figlia di re Luigi XII, rafforzò l’alleanza con la potenza d’oltralpe, in funzione antipontificia. Nonostante il dissesto finanziario dello Stato dovuto alle ingenti spese militari, Ercole promosse grandi lavori di ampliamento ed abbellimento del Castello. Fece decorare con dipinti ed affreschi diverse sale, sia a completamento dei cicli decorativi impostati dal padre, sia per sua originale iniziativa affidandone l'esecuzione tra gli altri a Battista Dossi, Tommaso da Carpi, Tommaso da Treviso, Garofalo, Camillo Filippi e Girolamo da Carpi. L'attenzione di Ercole si concentrò soprattutto su settori del Castello dedicati ad una nuova destinazione residenziale e di rappresentanza, in particolare il salone del Governo e l'appartamento della torre di Santa Caterina oggetto di un ciclo decorativo imperniato sulla cosiddetta Camera della Pazienza con, tra l'altro, eccellenti opere di Camillo Filippi e Girolamo da Carpi. Morì a Ferrara nel 1559.

Ippolito II d’Este (1509-1572)
Nacque a Ferrara nel 1509. Figlio cadetto di Lucrezia Borgia e Alfonso I duca di Ferrara, Reggio e Modena e nipote del papa Alessandro VI, fu destinato alla carriera ecclesiastica e battezzato col nome dello zio, il cardinale Ippolito. Nel 1519 ricevette gli ordini minori e fu avviato alla carriera vescovile. Fino al 1525 ebbe come precettori Celio Calcagnini e Fulvio Pellegrino Morato. Dal 1536 al 1539 dimorò in Francia iniziando a crearsi quella reputazione di mecenate che lo avrebbe più tardi reso celebre. Il 20 dicembre del 1538 fu fatto cardinale diacono su richiesta personale del re di Francia. Fu un appassionato protettore dell’architettura. A Ferrara fece ridecorare ed in parte ricostruire i palazzi di Belfiore, avuti in eredità da suo padre, e S.Francesco; in Francia commissionò a Sebastiano Serlio un piccolo ma lussuoso palazzo a Fontainebleau i cui arazzi furono intessuti su cartoni di Giulio Romano e gli affreschi furono opera di Primaticcio e Niccolò Abbati. Nel 1549 si trasferì dalla Francia a Roma e Girolamo da Carpi e Pirro Ligorio entrarono al suo servizio. Nel 1550 papa Giulio III lo nominò governatore di Tivoli. Probabilmente Ippolito aveva già pronti i piani per la costruzione di una grande villa fuori Roma poichè i lavori iniziarono immediatamente. Il mecenatismo di Ippolito ebbe grande importanza anche per la musica dell’epoca: Giovanni Pierluigi da Palestrina entrò al suo servizio nel 1567 per restarvi sino al 1571, ma fin dal 1564 organizzò le esecuzioni musicali estive a villa d’Este. Ippolito morì l’1 dicembre 1572 e fu sepolto a Tivoli nella chiesa di santa Maria Maggiore.
Francesco Francesco d'Este (1516-1578) 
Figlio di Alfonso d'Este
Alfonso Alfonso d'Este Montecchio (1527-1587) 
Figlio di Alfonso I d'Este

Bradamante
Francesco d’Este, marchese di Massalombarda, non aveva eredi legittimi, ma solo due figlie nate fuori dal matrimonio, Marfisa e Bradamante. Bradamante andò sposa al conte Ercole Bevilacqua e condusse una vita tranquilla, non fosse per lo scandalo che travolse suo marito e la bella Anna Guarini, moglie del conte Trotti. Lo scandalo raggiunse tali dimensioni che il duca dovette intervenire e soffocarlo. Bradamante abbandonò Ferrara, per seguire a Modena il nuovo duca Cesare. Morì nel 1624.
Marfisa Marfisa d'Este (1554-1608)
Francesco d’Este, marchese di Massalombarda, non aveva eredi legittimi, ma solo due figlie nate fuori dal matrimonio, Marfisa e Bradamante.
Marfisa era colta come tutte le principesse della famiglia, possedeva un fascino non comune ed a questo aggiungeva una fama di ribelle. Di carattere irrequieto, estroso, amante dei divertimenti e dei balli, Marfisa fu una protagonista indiscussa della vita di corte. Il 5 maggio 1578 sposò il cugino Alfonsino, figlio di Alfonso di Montecchio; l’unione durò poco perché il giovane consorte morì dopo soli tre mesi. Marfisa continuò la sua vita di sempre e qualche anno dopo, nel 1580, convolò a nozze con Alderano Cyho, principe ereditario di Massa e Carrara. Fu un matrimonio riuscitissimo: i due non si lasciarono praticamente mai, rimanendo lui a vivere a Ferrara. Ebbero sette figli e dimostrarono in molte occasioni un profondo amore reciproco.
Nel 1598 rifiutò di lasciare Ferrara per seguire il resto della famiglia e, con il marito, rimase a vivere nella palazzina ereditata dal padre. Rifiutò di rendere omaggio al papa, nuovo padrone di Ferrara, venuto in visita alla città. Morì nel 1608 dopo aver intensificato le sue attività di beneficenza ed essersi conquistata simpatia e riconoscenza.
Anna Anna d’Este (1531-1607)
Anna nacque il 16 novembre 1531 da Ercole II d'Este (che divenne duca di Ferrara nel 1534) e da Renata, figlia di Luigi XII di Francia. Ricevette un'educazione molto accurata. Studiò musica, canto, danza, storia e storia della pittura. Il 15 settembre del 1548 Anna sposò Francesco di Lorena dal quale ebbe sette figli tra cui Enrico di Lorena. Nel 1566, morto Francesco, si risposò con Giacomo di Savoia, duca di Nemours da cui abbe altri tre figli. Nel 1588 il figlio Enrico fu pugnalato a Blois dai sicari di Enrico III. Nel 1594 Anna si recò a Parigi per omaggiare Enrico IV, cattolico e suo grande amico. Morì il 17 maggio 1607.
Alfonso II Alfonso II (1533-1597)
Succedette al padre Ercole II che, morendo nel 1559, gli lasciò la conduzione del ducato. Nonostante i tre matrimoni con Lucrezia de’ Medici, Barbara d’Austria e Margherita Gonzaga non riuscì a garantire una discendenza maschile alla successione. Alfonso, per allontanare le mire dello Stato della Chiesa ed evitare il declino del suo casato, tentò varie strade come la partecipazione alla crociata contro i turchi o la vana pretesa alla successione del trono di Polonia. Partecipò a battaglie e trattò diplomaticamente a vari livelli con il papa ma tutte queste infruttuose imprese, unite al disastroso terremoto del 1570, stremarono economicamente il ducato. Il castello subì molti danni post-sismici ed Alfonso ne dispose il restauro accompagnandolo con la realizzazione di un interessante ciclo decorativo che tuttora ritroviamo nell’Appartamento detto Dello Specchio. La sua morte, avvenuta nel 1597 senza un erede legittimo e nemmeno un successore riconosciuto dalla Chiesa, costrinse gli Este ad abbandonare, nel 1598, la città di Ferrara e la principesca residenza del Castello per un forzato trasferimento della loro sede nel vicino ducato di Modena.
Lucrezia Lucrezia d'Este (1535-1598) 
Terzogenita di Ercole II e Renata di Francia, crebbe nell’ambiente difficile, ma culturalmente stimolante, creato dalla contemporanea presenza di due corti nella stessa città. Colta e raffinata, ricoprì per anni il ruolo di prima donna della corte estense. All’inizio del 1570 la ragione di stato le impose il matrimonio con l’erede di Urbino, Francesco Maria della Rovere. Il principe, di tredici anni più giovane di lei, fu letteralmente costretto ad accettare quell’unione che gli ripugnava. Alla corte di Pesaro la principessa estense dovette sopportare di essere trascurata in modo umiliante dal marito. Ogni volta che poteva tornava a Ferrara e vi restava il più possibile. Durante questi soggiorni si innamorò del conte Ercole Contrari, con il quale visse una storia segreta e difficile. Alfonso II, venuto a conoscenza dei fatti, ritenne suo dovere soffocare questo scandalo infamante e, il 2 agosto 1575, fece uccidere il conte. Lucrezia qualche anno dopo decise di non tornare più da Francesco Maria e iniziò una pratica di separazione presso la Santa Sede fino a che, nel 1578, Gregorio XIII decretò che il matrimonio non poteva essere annullato ma Lucrezia era autorizzata a vivere a Ferrara per sempre separata dal marito. Tornata a Ferrara, Lucrezia poté vivere tranquilla e si dedicò alla vita spirituale. Nel 1580 fondò un istituto per le donne che erano vittime di violenze da parte dei mariti. Lucrezia si dedicò anche alla politica e, alla morte del fratello, si mise a capo della fazione di nobili che tramavano per favorire la devoluzione di Ferrara. Lucrezia morì lasciando le sue collezioni al cardinale Aldobrandini, nipote del pontefice, colui che aveva preso possesso di Ferrara cacciandone per sempre gli Estensi. Per ordine del cardinale alla principessa furono tributati solenni funerali in cattedrale.
Eleonora Eleonora (1537-1581) 
Sorella di Alfonso II
Luigi d'Este (1538-1586)
Figlio di Ercole II fu nominato nel 1584 protettore dei canonici regolari di S.Giorgio in Alga e principe dei cardinali diaconi. I rapporti con il papa Sisto V non erano buoni a causa delle vicende della guerra di religione in Francia. A causa di alcuni provvedimenti approvati dal papa si toccò il punto più basso nelle relazioni tra Estensi e Sisto V. Nel maggio 1572 Luigi d'Este fu obbligato a lasciar Parigi per la morte di Pio V. Non prese tuttavia parte al conclave. Dopo una sosta a Ferrara si recò a Roma nel giugno 1572 per rendere omaggio al nuovo pontefice. Il 23 febbraio 1573 ottenne il mandato con il quale gli veniva assegnato il titolo di protettore della Corona pontificia. Morì nella sua dimora romana il 30 dicembre 1586. Luigi d'Este lasciò erede universale il fratello Alfonso, che poi rinunciò a favore di Cesare d'Este. Negli ultimi istanti aveva affermato la volontà di far seppellire il suo corpo nella Chiesa di S.Luigi dei Francesi e il suo cuore in Francia
Cesare Cesare d'Este (1562-1628)
Figlio di Alfonso di Montecchio, cugino di Alfonso II d' Este, fu indicato da quest'ultimo come successore nel governo di Ferrara fin dal 1595. Alla morte di Alfonso, il 27 ottobre 1597, iniziò la contesa con il papa Clemente VIII che esigeva il ritorno di Ferrara sotto la sua giurisdizione, essendo mancati figli maschi all'ultimo duca. L'impero gli riconobbe la legittimità del ducato per quanto riguarda Modena e Reggio. Tra la nobiltà e gli stessi cortigiani c'era un gruppo di dissidenti e di sobillatori, che ogni giorno più prendevano il sopravvento appoggiandosi alla duchessa Lucrezia (sorella del duca) che parteggiava per il papa. Molte famiglie patrizie cominciarono a lasciare la città; il papa concentrò in poco tempo trentamila uomini a Faenza. Uno dei più gravi voltafaccia per Cesare venne dal duca di Mantova, che, dopo alcune promesse di aiuto prese posizione contro il duca e richiamò a Mantova sua sorella. Le sue residue velleità di resistenza furono scosse e ormai abbandonato da tutti pensò di venire a patti, mandando un suo rappresentante al campo di Faenza. Tradito e avvilito l'ultimo estense si ritirò nei feudi imperiali di Modena e Reggio col titolo di duca di Modena. Il ventinove gennaio 1598, entrava in Ferrara il cardinale Pietro Aldobrandini, nominato legato dal pontefice, con il quale Lucrezia trattò il passaggio di Ferrara alla Chiesa. Cesare morì nel 1628.
Alessandro Alessandro d’Este (1568-1624)
Figlio naturale legittimato di Alfonso d’Este nacque a Ferrara il 5 maggio 1568. Era fratellastro di Cesare, futuro duca di Modena e Reggio. Il 7 aprile 1587 decise di vestire l’abito ecclesiastico per agevolare i maneggi della diplomazia estense che mirava a ottenere dal papa la sua investitura a cardinale. Fu promosso all’ambito titolo solo il 3 marzo del 1599 da papa Clemente VIII, l’artefice della devoluzione ferrarese, che, con tale gesto , volle in parte compensare la casata estense per la perdita di Ferrara. Liberalissimo verso gli ordini religiosi, fu protettore dei chierici regolari teatini e fervente sostenitore della loro azione. Accanto all’intensa attività religiosa Alessandro proseguì l’azione di sostegno a favore del ducato estense consolidando il consenso politico-diplomatico attorno al fratello Cesare succeduto ad Alfonso II nel 1597. Nel 1621 venne nominato vescovo di Reggio. Nel brevissimo tempo del suo governo donò nel 1622 alla cattedrale le reliquie dei Santi Aurelio e Aurelia. Nominato nel 1605 da Paolo V governatore di Tivoli ebbe lunghe ed accanite contese con il cardinale decano T. Galli che pretendeva il possesso di Villa d’Este la quale fu definitivamente assegnata in perpetuo alla casata estense nel 1621.
Alessandro morì a Roma il 13 marzo 1624.

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