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Dal 1600 al 1900

Dai cardinali alle prefetture

>>  Il Castello dei Cardinali

>>  XVII e XVIII secolo

>>  XIX secolo

 

Alfonso II muore nel 1597 senza eredi diretti ed il prestigioso Ducato di Ferrara viene profondamente segnato da questo evento che lo vede trasformato in una provincia periferica dello Stato della Chiesa.
Il papa Clemente VIII approfitta del problema dinastico per revocare l’investitura agli Estensi che  sono costretti a lasciare nel 1598 la città per trasferire la loro sede a Modena, città e territorio a loro disposizione per investitura imperiale.

L’evento fu determinante per la storia della città e del Castello Estense ora sede dei Cardinali Legati e significò tra l’altro l’inizio di un processo di dispersione delle importanti raccolte d’arte che gli Estensi avevano sino a quel momento accumulato in grandissima parte proprio in questo grandioso e particolare edificio.
Di fatto il Castello resta da quel momento completamente spogliato nei suoi arredi e nelle opere artistiche pittoriche, scultoree ed in generale decorative mobili che riempivano le tante sale, gli appartamenti, i camerini privati, gli studioli, le gallerie della principesca residenza. Quasi tutte le opere d’arte vennero trasferiti al palazzo Ducale di Modena ove andarono a comporre il nucleo principale della successiva mai abbandonata raccolta d’arte della famiglia Estense, mentre molte vennero disperse già in quel frangente per comparire poco più tardi soprattutto in importanti  raccolte romane.
Il passaggio del Castello sotto il controllo diretto dello Stato della Chiesa e dei legati Cardinali, non rappresentò tuttavia solo la perdita per il monumento di opere che oggi sono orgoglio di molti musei di tutto il mondo.
Non v’è dubbio che come Ferrara da capitale di una corte di livello europeo fu ridotta di colpo ad un centro periferico minore alla frontiera nord di un grande Stato, come quello retto dal Papa della Chiesa di Roma, anche il Castello divenne uno dei tanti palazzi di proprietà della Camera Apostolica.
Il fastoso, grande e ben protetto edificio venne utilizzato comunque, per oltre duecento cinquant’anni, come sede principale politica ed amministrativa nel territorio ferrarese per i mandati pontifici e la residenza dei Cardinali che ebbero l’incarico del governo della città.
Questo non portò certo a nuovi grandi arricchimenti architettonici e decorativi dell’edificio ma ne garantì una buona condizione di manutenzione come nel caso della premurosa ricostruzione del muretto del Giardino pensile degli Aranci parzialmente rovesciato nel fossato da un violento fortunale nel 1740.

 

XVII E XVIII SECOLO

All’inizio, nel corso del seicento e del settecento, si ha memoria di interventi in limitatissime parti del Castello e quasi esclusivamente di messa in decoro senza trasformazioni architettonicamente ed artisticamente importanti.
Quegli interventi non sono oggi riscontrabili se non per quanto le cronache ci tramandano assieme ai nomi degli artisti, in qualche caso assai noti, che furono per queste opere chiamati al lavoro come Domenico Mona, lo Scarsellino, Francesco e Antonio Ferrari, Giuseppe Travagli.

Sono stati in qualche caso interventi immediati a seguito della Devoluzione per dare segno tangibile della nuova situazione politica, comprensibilmente in particolare nelle Sale di maggior esposizione pubblica della funzione di governo e nella residenza del Cardinale: Ala di palazzo della Via Coperta, ali tra la torre Marchesana e quella di San Paolo e tra le torri di San Paolo e di Santa Caterina sino all’Appartamento della Pazienza.

In qualche altro caso sono stati interventi ancor più effimeri legati ad eventi particolari come ricorrenze particolari, visite importanti o fastosi ricevimenti e cerimonie.

D’altra parte in seguito a due incendi avvenuti nel 1634 e nel 1718 andarono perduti importanti decorazioni ed affreschi, come nel caso di quelli da alcuni attribuiti a  Dosso e Battista Dossi,  nella famosa ala della via Coperta.

Anche in esterno si vedono poche tracce dovute ad interventi di quel periodo, il più evidente di questi è il piccolo balconcino in legno sormontato da un medaglione in pietra che attorno al 1773 venne fatto costruire dal cardinale Scipione Borghese per realizzare un punto focale di grande fascino. Da quella piccola navicella si vedevano un tempo, come ora è altrettanto facile verificare, tre importanti porte della città: la porta degli Angeli a nord in fondo a corso Ercole I d’Este, la porta est in fondo a corso Giovecca e la porta ovest in fondo allora al canale Panfilio  oggi viale Cavour.

Tuttavia ,in questo lungo periodo, in alcune parti del castello si ebbero anche limitate ma durevoli e significative operazioni di trasformazione e decorazione.

XIX SECOLO

L’apparente tranquillità politica di Ferrara ebbe uno scossone nel 1796 quando le truppe francesi di Napoleone invasero la città ed occuparono il Castello.
Di quel breve periodo, che vide anche alcune porzioni del monumento affittate a residenza privata, non restano segni evidenti se non in una piccola saletta del primo ammezzato dell’ala sud, con accesso dalla via Coperta, che reca in un graffito, opera probabile di un prigioniero politico, una lunga raffigurazione di una processione religiosa, di uno schieramento militare  ed una esecuzione capitale sotto le insegne rivoluzionarie dell’Albero della Libertà.

Dopo i Francesi furono gli Austriaci ad occupare il Castello nel 1813 ed a vigilare sulla Restaurazione e sul ritorno dei rappresentanti politici dello Stato della Chiesa.

Il Castello ritornò all’usuale destinazione che ne avevano dato i Cardinali Legati, con in più una piccola guarnigione militare e con il ritorno in uso di diverse celle destinate ai prigionieri politici.

Fu comunque in questo momento e sino al 1860, anno dell’annessione di Ferrara al Regno d’Italia, che diversi pittori, come Francesco Saraceni, Gaetano Domenichini, Francesco Migliari ed altri,  vennero di nuovo chiamati a lasciar traccia del gusto artistico ottocentesco in Castello ed in specie in quella porzione del piano nobile scelta in quei decenni come residenza privata e rappresentanza vale a dire le sale tra lo Scalone elicoidale, la torre Marchesana, l’ala della via Coperta e la torre di San Paolo.

Le sale di quelle zone del Castello, conservando per lo più lo stesso assetto decorativo, non fu così nell’ala della via Coperta ove l’uso abitativo privato ha provocato pesanti demolizioni e superfetazioni,  sono rimasti alloggio e ambienti di rappresentanza delle Prefetture che si susseguirono in Castello fino al 2001.

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