RIFORMA PROTESTANTE
Martin Lutero (1493-1546) Nel 1517 con le sue tesi (95) nega l’autorità del Papa, sostiene che si deve credere solo a ciò che è scritto nella Sacra Scrittura e non alle interpretazioni che ne aveva dato il capo della Chiesa nel corso dei secoli. Nega l’importanza del clero, affermando che tutti i battezzati sono sacerdoti. Egli quindi considerò tutti i mestieri come delle vocazioni che proseguono l’opera creatrice di Dio. Alla spiegazione della Bibbia, prima riservata alla Chiesa, si sostituì il libero esame, cioè la personale interpretazione del singolo fedele.
Ridusse i sacramenti da sette a due: battesimo ed eucarestia, gli unici istituiti da Gesù. Furono soppressi i conventi e i monasteri; proibito il culto della Madonna e dei Santi, delle reliquie e delle immagini. Al posto dell’altare fu messo il pulpito e la messa sostituita dalla predicazione del pastore. Ai pastori fu permesso di sposarsi.
Il Papa Leone X lo scomunicò, ma Lutero bruciò pubblicamente la bolla della scomunica.
Giovanni Calvino (1509-1564) dalla Francia, dove venne perseguitato perché seguace di Lutero, si rifugiò in Svizzera e a Ginevra divenne guida religiosa e politica della città. Per Calvino l’uomo è predestinato da Dio ad essere un santo o un dannato. Il successo nella vita e nel proprio mestiere appare come la prova di essere fra gli eletti da Dio. Il lavoro è visto come dovere e mezzo di santificazione. Il calvinista è laborioso e risparmiatore perché vincolato da una vita austera.
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