Prigioni

Non vi venivano rinchiusi i detenuti comuni, normalmente destinati alle carceri cittadine del Palazzo della Ragione , bensì personaggi d’alto rango o, comunque, prigionieri sui quali gli Estensi intendevano assicurarsi una particolare sorveglianza.

La prima che si incontra è chiama “di Don Giulio”, in quanto vi furono rinchiusi per anni, Giulio e Ferrante, fratelli del Duca Alfonso I , che avevano congiurato contro di lui. Un tempo questo ambiente era destinato, forse, anche a sala di tortura e sulla parete destra si vedono ancora scritte eseguite dai prigionieri nel XVI secolo, fra cui una scacchiera rotonda in cui, nei riquadri bianchi, si legge fra le altre cose: “Io sono lo sfortunato Marco […] privo de la sua libertà”.

Proseguendo si raggiunge una ripida scaletta che conduce alle celle di Ugo e Parisina: anche in queste si possono notare, sul soffitto, le scritte fatte da alcuni prigionieri con il fumo delle candele.

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