Figlio naturale di Alberto, ebbe la legittimazione direttamente dal Papa Bonifacio IX.
Si caratterizzò per il suo neutralismo, fungendo da elemento equilibratore e da paciere nelle contese fra le maggiori potenze italiane.
Aumentò il territorio estense annettendosi la Garfagnana (Toscana), Lugo, Bagnacavallo, Massalombarda (Romagna). Nel 1438/39 Venezia gli cedette anche il Polesine in occasione del Concilio Ecumenico di Ferrara.
Abbellì e ingrandì la città: fece costruire la Torre Campanaria del duomo (L.B. Alberti), ordinò la biblioteca marchionale e diede impulso all’Università proteggendo dotti e studiosi.
L’Università era stata fondata dal padre Alberto nel 1391 e inaugurata il 18 ottobre, grazie alla Bolla Papale del 4 marzo, che le conferiva gli stessi privilegi di quelle di Bologna e Parigi.
Nicolò ebbe molti figli, tra cui i tre avuti da Stella de’ Tolomei: Leonello, Borso, Ugo (famoso per la storia d’amore con Parisina).
Per far innalzare il monumento al padre, Leonello chiamò a concorso i migliori artisti del tempo (fra cui forse Jacopo Bellini), e chiese a Leon Battista Alberti di essere arbitro della competizione. L’incarico venne dato ad Antonio di Cristoforo, per l’effige del duca, ed a Niccolò Baroncelli, per il cavallo: terminarono l’opera nel 1451, sotto Borso.
Durante l’occupazione napoleonica il monumento venne fuso per farne cannoni: la statua che possiamo vedere oggi è del 1927 ed è opera di Giacomo Zilocchi, che la ricavò dai documenti dell’epoca.
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