La miniatura

La decorazione dei manoscritti è antica e persiste anche con l'invenzione della stampa: lo scopo è quello di unire al testo delle immagini gradevoli ma anche di commentare ed integrare le parole scritte. I libri miniati sono volumi costosi e vengono eseguiti in officine, scriptoria, religiose o laiche da parte di specialisti che, sostanzialmente, si possono dividere in coloro che scrivono il testo e quelli che disegnano e colorano negli spazi lasciati liberi.

I codici preparati per la Corte hanno una dichiarata ed evidente funzione simbolica; servono a segnalare le qualità intellettuali e morali del principe e di chi lo circonda. Vengono mostrati ma, in genere, non sono letti: allo stesso modo delle armi da parate che non vengono utilizzate nei combattimenti.

Su tutte va ricordata la Bibbia di Borso , alto esempio della cultura cortese. Unica, monumentale, scritta da Pietro Paolo Morone, è composta da più di 600 carte, ed è miniata da Taddeo Crivelli e Franco dei Russi. Gli episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, attualizzati, divengono la rappresentazione del buon governo: il duca appare nelle vesti di Salomone, e ovunque ricorrono lo stemma degli estensi (l’aquila bianca) e le sue imprese (il paraduro, l’asse chiodato, il fonte battesimale, la siepe, l’abbeveratoio, l’unicorno). L’opera viene iniziata nel 1445 e viene terminata nel 1461; l’anno dopo Gregorio di Gasparino completa la legatura del codice, in argento e stoffa intessuta d’oro.

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