Figlio di Nicolò III e di Stella dei Tolomei, fece di Ferrara uno dei principali centri dell’Umanesimo e del Rinascimento.
Come il padre, era convinto della necessità di una politica di pace e riuscì a saldare rapporti con le maggiori potenze d’Italia: Venezia, Milano, Firenze, Napoli, Bologna e Santa Sede inviarono i loro ambasciatori a Ferrara per consolidare un patto di alleanza. Era il 1447 e Leonello si confermò politico avveduto e ago della politica italiana, così come lo era stato il padre Nicolò III.
La presenza del Concilio a Ferrara (1438) fece incontrare dotti greci e umanisti latini e introdurre testi, prima inaccessibili, di autori greci, scienziati, filosofi e letterati, che aprirono nuovi orizzonti nella cultura di corte. Questi nuovi impulsi si innestarono in un ambiente già ricco, grazie a Guarino Veronese, istitutore di Leonello, che aveva dato vita ad un circolo letterario aperto verso le novità, confermandosi punto di riferimento della politica culturale della corte estense.
L’ideale umanistico dell’uomo “totale”, formato di anima e di corpo, avviava l’incontro tra filologia e discipline medico scientifiche: Leonello riformò lo Studio Generale, rinnovandone l’insegnamento in contrapposizione alle vecchie roccaforti della cultura medievale. Non a caso fece costruire il primo ospedale della città.
Leonello e la Corte estense si trasferivano spesso nella delizia di Belfiore (oggi inesistente) dove si trovavano la biblioteca e lo studiolo del principe, dove egli si rifugiava fuori dal clamore della città nel “nobile luogo di rifugio paradisìaco” per scrivere, studiare e meditare tra oggetti rari e preziosi. Erano questi i piacevoli momenti di “otia” che si alternavano ai gravosi “negotia” del governo.
chiudi