La ceramica graffita ferrarese

ceramiche

Già nei secoli XIII e XIV la città era sede di un certo numero di fornaci.

Nella lavorazione della ceramica si possono individuare tre periodi:

1) periodo pre-pisanelliano o arcaico:

  1. ceramica medioevale ingobbiata (rivestire con l’ingobbio, cioè un leggero impasto liquido di terra di Siena sugli oggetti di ceramica parzialmente essiccati) non graffita (1200/1350)
  2. ceramica medioevale ingobbiata e graffita di derivazione orientale (1350/1440): stile severo.

Questa fase presenta una decorazione che è sostanzialmente inanimata e ripetitiva.

Intorno alla metà del ‘300, però, appare una tecnica rivoluzionaria: lo “sgraffio” su ingobbio e sotto vernice (importata dalla Cina). Foto pag.89

2) periodo pisanelliano o gotica floreale (1440/1470): stile severo.

Lo stile gotico floreale introduce la figura umana, che sembra balzare in rilevo da uno sfondo. In        questo modo si caratterizza la manifattura ferrarese, differenziandosi dalle altre produzioni limitrofe (Padova, Venezia).

La Ferrara di Nicolò III diventa punto di incontro fra il gusto fiabesco di Pisanello e le esperienze quasi metafisiche dei tardogotici fiamminghi, tedeschi e francesi, dei dipinti di Van der Weiden e di Piero della Francesca.

3) periodo post pisanelliano: 

  1. maturità e realismo (1470/1550)
  2. decadenza (1550/1600).

Lo stile severo è ormai superato. Si arricchisce la tecnica e l’arte della raffigurazione.

Si giunge così ad una sintesi non casuale che accentua i nuovi legami della ceramica ferrarese con temi culturali e artistici di ambito europeo e occidentale.

Nella seconda metà del ‘500 il graffito comincia ad esaurire la propria epoca, perché gli ambienti di corte preferiscono la maiolica di stile urbinate e faentino.

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