LE ARMI ESTENSI

Le armi da fuoco fecero la loro apparizione agli inizi del ‘300.


Precedentemente venivano utilizzate le cosiddette “armi bianche”, classificabili in:

  1. armi da taglio e da punta (coltello, spada, sciabola);
  2. armi da lancio o da getto (giavellotto, catapulta, balestra);
  3. armi in asta (lancia, alabarda,…)
  4. armi da botta (mazza).


A Ferrara, quando l’antica Torre del Leone verso la metà del ‘300 fu trasformata nella rocca difesa dal fossato, venivano usate già da tempo le prime armi da fuoco: le bombarde. Anche se non possediamo fonti scritte, possiamo dedurne la presenza dall’architettura della stessa rocca.

Infatti si può notare come nell’intercapedine tra i suoi muri perimetrali e quelli della torre, sia stata ricavata una salita a scivolo (rampa) costituita da alcuni tornanti a piano inclinato per il trasporto di macchine belliche pesanti come le bombarde, e rispettive munizioni, fino agli spalti del primo piano. Anche le grosse palle di pietra che vediamo nel cortile del Castello, sono una conferma di questa ipotesi.

A Ferrara le bombarde sono menzionate per la prima volta in un ordine di pagamento diLeonello d’Este nel 1438.

Ercole I durante la Guerra di Ferrara (1482 – 1484) contro Venezia poté scongiurare la distruzione del Castello e del suo Ducato grazie alle potenti, numerose e avanzate artiglierie che lo stesso duca aveva ordinato di produrre nella fabbrica ducale edificata vicino al Castello presso la torre di San Giuliano (attuale Piazza della Repubblica). Per questo motivo la città fu definita “la più bella piazzaforte della cristianità”.

Alfonso I diede ulteriore impulso allo sviluppo dell’artiglieria, disegnando e realizzando nuove e moderne armi, tra cui/p>

Il Castello perde la sua funzione militare, subisce una grande trasformazione architettonica sia interna che esterna, diventando solamente residenza signorile e simbolo di ricchezza e raffinatezza.

L’ARMERIA DEGLI ESTENSI

Gli Estensi accumularono nel Castello armi e armature, in parte commissionate agli artigiani più famosi, in parte avute in dono: armi bianche e, a partire dal XVI secolo anche armi da fuoco, non quelle rozze del campo di battaglia, bensì quelle lussuose e decorate per la caccia, uno degli svaghi preferiti dalla nobiltà.

Nel Rinascimento raggiunse il suo culmine il processo di arricchimento di tutte le armi, da fuoco e non. Questo accadeva in quanto la fine delle guerre d’Italia tra la Francia e la Spagna e il successivo lungo periodo di pace, ma soprattutto la comparsa delle piccole artiglierie portatili (come archibugi, moschetti, pistole) avevano accelerato la decadenza delle armi bianche e delle armature non più efficaci nella difesa e nell’offesa.

Contemporaneamente, le armi bianche e le armature acquistarono un valore simbolico di potere e ricchezza da sfoggiare nei tornei oppure da indossare, in posa, davanti ai più famosi pittori del tempo. Le armi di fanteria si ingentilirono, diventando oggetti artistici e raffinati, ricche di incisioni e impreziosite da gemme.

L’armeria degli Estensi fu tra le più importanti d’Italia, ma si avviò alla decadenza e alla dispersione come la quadreria e la libreria, patrimoni tutti che lasciarono la sede originaria del Castello Estense, nel 1598, seguendo destini diversi.

Di tutte le colubrine, perfettamente fuse e magnificamente decorate, a Ferrara non è rimasto nulla. In Italia se ne trovano due nell’Armeria Reale di Torino; all’estero qualcuno nel castello di Konopiste (ex Cecoslovacchia) dove è esposto il nucleo principale dell’armeria composto da migliaia di pezzi. Infatti, dopo la devoluzione (ritorno del ducato di Ferrara al papato) l’armeria rimase a Modena dal 1598 al 1860, anno in cui l’ultimo duca Francesco V d’Austria – Este la portò con sé a Vienna, dove rimase fino al 1906 quando l’arciduca Francesco Ferdinando, che l’aveva ereditata dall’ultimo discendente estense, la trasferì nel Castello di Konopiste, come dono di nozze per la moglie Sofia.

Dopo la I Guerra Mondiale, lo Stato cecoslovacco ne divenne proprietario.

Nel 1939 i nazisti, occupata la Cecoslovacchia, trasferirono l’armeria a Vienna.

Nel 1945 l’Armata Rossa permise il ritorno della collezione a Konopiste, il castello della Slovacchia di cui è la principale attrazione turistica. 

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