Paesaggio Culturale » delizie scomparse a Ferrara

Delizia di Belfiore

La splendida “delizia” di Belfiore sorse per volere di Alberto d’Este nella seconda metà del XIV secolo in un luogo allora al di fuori della cinta muraria della città. Le fonti storiche e cartografiche ne hanno tramandato l’impianto e la struttura, cui lavorò anche Bartolino da Novara. Il palazzo, luogo privilegiato da Leonello (1441-1450) che vi allestì il suo studio dedicato alle Muse, venne ulteriormente ristrutturato al tempo di Borso, nel 1450. Legata al breve destino della vicina chiesa di Santa Maria degli Angeli (già Santa Maria di Belfiore), la “delizia” subì, nel 1483, l’assalto dell’esercito veneziano che la distrusse.

Delizia di Belvedere

Il giardino ed i palazzi dell’isola di Belvedere vennero iniziati nel 1516 e raggiunsero la sistemazione definitiva alla metà del xvi secolo. Il declino iniziò con il passaggio ereditario dei beni a Lucrezia d’Este (1535-1598) figlia del duca Ercole ii, la quale li cedette al cardinale Aldobrandini che nel 1599 ne dispose la distruzione. Probabilmente già prima di quella data l’isola - i cui edifici sono individuabili dove ora c’è il Consorzio Agrario dell’attuale via Darsena - era in fase di smantellamento, poiché già intorno al 1580 il fiume era stato completamente interrato, facendo perdere alla zona le sue peculiarità.

Delizia e giardini della Castellina

Nei pressi del distrutto convento di San Gabriele (incrocio dell’attuale via Cittadella) il corso d’acqua detto “cavo del Duca” fletteva verso sud: sulla riva inferiore del cavo il duca Alfonso i (1505-1534) fece costruire nel 1505 il “casino” della Castellina, circondato da orti e giardini. La sua struttura ricordava in qualche modo una fortificazione, un castelletto ma in realtà servì come bagno ducale.

Giardini Il Chiaronome

Erano due giardini sistemati contro le mura ad ovest, a cavallo del cavo ducale. Il più meridionale era detto “giardino del duca”, l’altro “giardino di San Gabriele”. La cartografia storica ce ne tramanda il ricordo.

Giardino La Cedrara

Nel punto in cui il “cavo del duca” intersecava l’asse portante dell’“Addizione erculea” esisteva un attracco fluviale, presso la Porta di San Benedetto. Prima dell’incrocio sorgeva una delle principali porte della città, che aveva accolto questo particolare giardino. Dalla descrizione del Guarini si apprende che era un boschetto, dal quale si poteva scendere attraverso una scala di marmo per arrivare ad un poggiolo che dava su una peschiera con «vari pesci grossissimi». Finita l’età estense, le logge furono trasformate, i poggioli furono dispersi e tutto il sistema scomparve definitivamente nel 1802.

Giardini del cavo – La peschiera

Oltre la fossa del Castello, nel 1462 fu creata una roggia (o “guazzaduro”), da cui prese nome la vicina chiesa, ora distrutta, di Santa Maria della Roggia, poi della Rosa. Nel 1479 venne scavato un canale parallelo alla roggia ed infine il duca Ercole i, nel 1497, allargò il canale incorporandovi il “guazzaduro” e trasformando il tutto in una peschiera. Nel 1577 Alfonso ii trasformò il canale in “cavo dei giardini” e lo rese navigabile fino al Po. Gli storici tramandano che le sue sponde erano disposte a giardino con funzione di “percorso protetto” per gli spostamenti dei principi d’Este.

Giardino La Ragnaia

Era una specie di bosco che sorgeva oltre i giardini di Chiaronome fino a ridosso delle mura ad ovest. Il nome viene fatto derivare dalla fitta e compatta boscaglia che lo formava, inaccessibile come un luogo pieno di tele di ragno.

Giardino del Padiglione

Al di là del rivellino nord del Castello, oltre la fossa, era il giardino del Padiglione. Il nome derivava dal notevole padiglione centrale forse di forma ottagonale, sormontato da una cupola con in cima una palla di rame dorata, rappresentante l’emblema del duca-artigliere Alfonso i d’Este (1505-1534), vale a dire una granata con tre lingue di fuoco.
Più volte riprodotto nella cartografia storica, il giardino fu lasciato in abbandono durante il governo pontificio e destinato ad area di servizio per le caserme militari. Venne definitivamente smantellato nel 1633; in quell’area venne poi costruito (1756) il palazzo del Monte di Pietà.

La Montagnola e la Rotonda

Il terreno ricavato dallo scavo del vallo per le mura a nord della città servì ad erigere una montagna, detta appunto la “Montagnola”. E’ ancora la cartografia storica che aiuta a ricostruire l’ubicazione dello spazio verde ai piedi delle mura, con la vasca dove si rappresentavano commedie e battaglie navali (con la montagna artificiale sullo sfondo), con il giardino dei semplici tra le due cortine murarie e con la “Rotonda”, fabbricato fatto costruire dal duca Ercole II. La Corte degli Estensi si recava spesso in questa “delizia” durante l’estate.